A distanza di molti anni dall’inizio della sua carriera, Lorenzo Insigne guarda al passato con sincerità e senza rimpianti, ma con tanta emozione quando si parla di Napoli. Oggi, a 34 anni, l’attaccante è tornato a indossare la maglia del Pescara, il club che lo aveva lanciato nel calcio che conta. Non lo considera però il capitolo finale della sua storia calcistica: “ma non per chiudere il cerchio della mia carriera. Ho ancora parecchio da dare”, racconta.
Fisicamente si sente bene e ha ritrovato il piacere di giocare dopo alcune stagioni complicate. “Mi sento bene fisicamente. Sto rimettendo a punto il tiraggir. Ricomincio a divertirmi dopo tre anni in cui non ho espresso il mio calcio abituale”, spiega. Gran parte delle difficoltà, secondo lui, sono state legate all’esperienza in MLS con il Toronto, iniziata nel 2022.
Il periodo in Canada, infatti, non è stato semplice dal punto di vista sportivo. “A Toronto, in Canada, dove ho giocato dal 2022 a giugno, non sono mai stato al 100% fisicamente”, racconta. Gli infortuni frequenti e la mancanza di pressione agonistica hanno influito sul suo rendimento: “nel calcio nordamericano non esistono le retrocessioni: sono stato dodici anni nel Napoli, mi è mancata la pressione cui ero abituato. Più sono sotto pressione e più mi sento a mio agio”. Anche il livello competitivo della squadra non lo ha soddisfatto: “Infine, ero in una squadra poco competitiva e questo mi ha calcisticamente depresso”.
Dal punto di vista personale, però, la vita in Canada è stata positiva. “Io, mia moglie e i miei figli stavamo benissimo a Toronto”, ricorda, sottolineando come lì potesse vivere con maggiore tranquillità rispetto a Napoli: “La sola differenza è che là potevo uscire serenamente e a Napoli no, ma Napoli mi è mancata, perché Napoli è casa”.
Dopo la fine dell’avventura canadese, Insigne è rimasto per diversi mesi senza squadra, ma non ha mai smesso di allenarsi. “Cinque, sei mesi, ed è stata dura. Però mi sono sempre allenato, non ho mai mollato”, racconta. La motivazione principale è stata la voglia di dimostrare di poter ancora dare molto al calcio: “Non smetto, ho solo 34 anni”.
Il legame con Napoli resta il capitolo più emozionante della sua storia. Quando gli viene chiesto se avrebbe accettato un ritorno in azzurro, la risposta è immediata e carica di sentimento: “A Napoli sarei tornato a piedi”. Addirittura avrebbe accettato condizioni economiche simboliche pur di vestire di nuovo quella maglia: “Pur di vestire di nuovo quella maglia mi ero proposto al minimo dello stipendio, 1.500 euro al mese. ‘Se poi dimostro di star bene, rinnovo. Sennò smetto, ma con la squadra del mio cuore’”.
Per Insigne, infatti, il rapporto con il Napoli va oltre il semplice aspetto sportivo. “Che con il Napoli non è stato calcio. È stato amore. E l’amore non si pesa”, afferma con convinzione.
Guardando alla sua carriera, ricorda anche i tecnici che lo hanno accompagnato nel percorso in azzurro. Tra tutti, quello con cui si è espresso meglio è Maurizio Sarri: “Con Sarri ho espresso il mio miglior calcio al Napoli”. Apprezza molto anche Gennaro Gattuso: “Mi è piaciuto tanto l’approccio e il rapporto che ho avuto con mister Gattuso perché è una persona di cuore, diretta”.
Tra i compagni più importanti della sua esperienza napoletana cita senza esitazioni Marek Hamsik, Kalidou Koulibaly e Dries Mertens, mentre ricorda con affetto anche l’intesa perfetta con José Callejon: “Io sapevo che lui era là e lui sapeva che io, quando rientravo da sinistra verso il centro, gliela mettevo sulla testa o sul piede”.
Nonostante il tempo passi, l’attaccante non ha perso l’entusiasmo per il calcio e continua a sentirsi legato anche alla Nazionale. Il ricordo più forte resta la vittoria dell’Europeo 2020: “Io che salto addosso a Donnarumma dopo l’ultimo rigore parato mentre penso: ‘Che abbiamo combinato!’”.
Il suo messaggio finale ai tifosi napoletani riassume perfettamente il legame con la città: “Io amo il Napoli”. Un sentimento che, a suo dire, non potrà mai cambiare.