Gianni Infantino torna a far discutere con una battuta che ha immediatamente acceso il dibattito sul calcio italiano.
Il presidente della FIFA, intervenuto durante alcune interviste legate all’avvio dei Mondiali 2026, ha commentato con ironia la possibile esclusione dell’Italia dalle ultime edizioni del torneo iridato.
La Coppa del Mondo 2026, ospitata per la prima volta da tre Paesi — Stati Uniti, Messico e Canada — rappresenta una svolta storica anche per il format, che passa a 48 squadre partecipanti. Un cambiamento fortemente voluto proprio da Infantino, che continua a spingere verso un allargamento globale della competizione.
Le parole di Infantino
Nel corso di un’intervista rilasciata al media brasiliano CazéTV, il numero uno del calcio mondiale ha affrontato anche il tema dell’eventuale ulteriore espansione del torneo e, parlando dell’Italia e delle sue recenti esclusioni, ha scherzato con una frase destinata a far rumore: “Vediamo come andrà questa Coppa del Mondo con 48 squadre. È chiaro che è un evento enorme. Abbiamo già discusso di 64 squadre, per coinvolgere ancora di più tutto il mondo. La domanda è stata fatta nel Consiglio della FIFA, ma intanto godiamoci questa prima edizione della Coppa con 48 squadre. Forse l’Italia si qualificherebbe con 64 squadre… potremmo arrivare a 208 per vedere se si qualifica”.
Una battuta che ha strappato una risata allo stesso Infantino, ma che allo stesso tempo ha riacceso le riflessioni sulla crisi della Nazionale italiana, rimasta fuori da tre degli ultimi Mondiali.
L’idea di ampliare ulteriormente il torneo, fino a 64 squadre, non è nuova: era stata avanzata dalla CONMEBOL come proposta per il Mondiale 2030, con un formato da 128 partite complessive e 16 gironi da quattro squadre. Al momento non esiste una decisione ufficiale, ma la direzione della FIFA sembra andare verso un progressivo allargamento della competizione.
Un’evoluzione che, tra ironia e strategie globali, riporta inevitabilmente al centro il tema della partecipazione delle grandi nazionali assenti, Italia compresa, sempre più sotto pressione per tornare stabilmente protagonista sul palcoscenico mondiale.