L’ex allenatore Fabio Capello, oggi apprezzato opinionista televisivo, ha rilasciato una lunga intervista alla La Gazzetta dello Sport in cui ha analizzato senza filtri la situazione del calcio italiano. Nel suo intervento, Capello ha evidenziato numerosi problemi strutturali che, a suo giudizio, stanno condizionando anche il rendimento della Nazionale.
Il problema dei settori giovanili
Secondo l’ex tecnico, la radice delle difficoltà parte dalla formazione dei giovani calciatori. Capello ha criticato l’approccio utilizzato nelle scuole calcio e nei vivai, dove spesso si privilegiano aspetti tattici troppo complessi rispetto all’apprendimento della tecnica di base.
“L’errore più grave sta nei settori giovanili, dove a 12 anni fanno gli schemi”, ha spiegato. Raccontando alcuni incontri con allenatori e addetti ai lavori, ha aggiunto: “Io mi diverto quando faccio qualche speech, chiedo: avete ragazzini che giocano a calcio? Sì. Fanno gli schemi? Sì, mi rispondono tutti contenti. Beh, io manderei via l’allenatore subito”.
Per Capello, l’attenzione dovrebbe essere rivolta soprattutto allo sviluppo delle capacità individuali: “Ma fateli divertire, insegnate a calciare. Sa qual è il problema? È più facile fare gli schemi che insegnare la tecnica”. A suo parere, proprio la mancanza di veri insegnanti rappresenta uno dei limiti principali del sistema: “È lì che siamo mancati, non abbiamo degli insegnanti adatti”.
Nazionale e campionato: il legame
L’ex allenatore vede una relazione diretta tra il livello della Serie A e le prestazioni della Nazionale. “La Nazionale è lo specchio del campionato italiano”, ha affermato, sottolineando come il ritmo di gioco in Italia sia inferiore rispetto ad altri Paesi.
“Da noi si cammina o si corricchia, negli altri Paesi corrono e scattano”, ha detto Capello, evidenziando come la differenza di intensità e qualità tecnica emerga soprattutto nelle competizioni internazionali.
Il confronto con il passato
Ripensando alla propria carriera, Capello ha ricordato metodi di allenamento molto diversi da quelli attuali. Alla SPAL, con l’allenatore Giovan Battista Fabbri, la tecnica era al centro del lavoro quotidiano. Anche Nils Liedholm, altro tecnico che ha segnato la sua formazione, dedicava grande attenzione al rapporto con il pallone: “Per farci riscaldare ci faceva fare 20 minuti di palleggi, passaggi”.
Per Capello, queste pratiche oggi vengono spesso considerate superate, ma restano fondamentali: “È roba da vecchi questa, però si gioca ancora con il pallone e bisogna saperlo trattare”.
Critiche alla gestione dei vivai
Nel suo intervento, Capello ha rivolto parole molto dure anche verso la gestione dei settori giovanili e della formazione degli allenatori, citando indirettamente l’ambiente di FIGC e il centro tecnico federale di Centro Tecnico Federale di Coverciano.
“Se parliamo di Coverciano, dei settori giovanili, sono andati in mano a gente che non sapeva di calcio”, ha dichiarato. A suo avviso, le carenze tecniche che si vedono ai livelli più alti nascono proprio da una formazione incompleta nelle categorie giovanili.
Il modello spagnolo
Capello ha poi citato l’esempio della La Liga, dove la presenza di molti giocatori locali è frutto di un sistema di formazione solido. Secondo l’ex tecnico, in Spagna la tecnica viene coltivata fin dall’infanzia attraverso esercizi come il “torello”, che rappresenta una vera e propria cultura calcistica.
“Da loro il torello, il rondo come lo chiamano, è una gara a non sbagliare per lasciare dentro un compagno. È una cultura che hanno da bambini. Da noi è solo un esercizio per perdere tempo”.
Gli allenatori della Nazionale
Capello ha commentato anche il lavoro dei recenti commissari tecnici. Parlando di Luciano Spalletti, ha dichiarato: “Spalletti purtroppo ha fatto un bruttissimo Europeo, mancava completamente l’animus pugnandi, eravamo di una passività vergognosa”.
Su Roberto Mancini è stato ancora più netto: “Di Mancini è meglio non parlare perché uno che molla la barca e va via per me è squalificato, troppo comodo”.
Infine ha riconosciuto il tentativo di rilancio portato avanti da Gennaro Gattuso, sottolineando però le difficoltà della situazione: “Gattuso ha cercato di recuperare la barca, ci ha dato determinazione e grinta”.
Ripartire con una nuova programmazione
Guardando al futuro, Capello ritiene che il prossimo commissario tecnico potrà fare poco senza un cambiamento strutturale: “Può fare poco, deve aver la fortuna di avere un gruppo con spirito e qualità e metterlo insieme”.
Per rilanciare il calcio italiano, secondo l’ex allenatore serve una strategia di lungo periodo: “Per ripartire serve una programmazione di dieci anni per completare il lavoro ma partendo subito e capire la via giusta”.
Capello ha concluso con una riflessione anche sulla guida federale della FIGC: “L’importante è che venga trovata una persona che abbia le idee chiare su cosa abbiamo sbagliato”. E alla domanda su un suo possibile ruolo ai vertici del calcio italiano ha risposto con ironia: “Io presidente federale? Alla mia età, ma siete matti?”.