La preparazione alla co‑organizzazione degli Euro 2032 con la Turchia sta mettendo in evidenza un nodo delicato per l’Italia: la modernizzazione degli stadi. Secondo la Gazzetta dello Sport, la FIGC ha intensificato il pressing sul Governo affinché si sblocchino gli investimenti per rinnovare o costruire impianti adeguati alle richieste dell’UEFA, ma i tempi e le procedure appaiono difficili da rispettare.
Ad oggi, infatti, l’unico stadio italiano che soddisfa pienamente i requisiti richiesti per ospitare partite dell’Europeo è l’Allianz Stadium di Torino, mentre gli altri impianti candidati necessitano di lavori più o meno consistenti. Per rispettare gli standard previsti, la UEFA ha posto come termine il marzo 2027 per avviare i lavori di ristrutturazione o costruzione. Se questo non avverrà, l’Italia potrebbe trovarsi in difficoltà, con il rischio concreto di non essere in grado di garantire i cinque stadi richiesti per ospitare le partite del torneo.
La FIGC aveva chiesto al Governo misure chiare per finanziare gli interventi sugli impianti, tra cui l’utilizzo di una percentuale delle entrate derivanti dalle scommesse legate al calcio e l’introduzione di sgravi fiscali per favorire investimenti pubblici e privati. Tuttavia, molte di queste proposte sono rimaste al palo tra promesse e ritardi burocratici, lasciando il settore in affanno.
Per far fronte a questa situazione, è stato nominato un commissario straordinario per gli stadi, con il compito di coordinare e agevolare le procedure di ammodernamento delle infrastrutture sportive, ma il tempo stringe e le criticità sono ancora molte. La complessità degli iter amministrativi, unita alla necessità di semplificare le normative e di incentivare investimenti sostanziali, rappresenta una sfida ardua in vista della scadenza fissata dall’UEFA.
Le pressioni non arrivano solo dalla federazione: il presidente UEFA Aleksander Ceferin ha sottolineato pubblicamente come la condizione degli stadi italiani sia una delle più indietro d’Europa e che, senza progressi tangibili, la partecipazione dell’Italia come co‑ospitante di Euro 2032 potrebbe essere messa in discussione.
Mentre si intensificano i dibattiti su infrastrutture, investimenti e responsabilità politiche, il calcio italiano si trova davanti a una scadenza non solo tecnica ma anche simbolica: dimostrare di saper rispondere alle esigenze di uno dei tornei più importanti del continente. Il rischio di non rispettare i criteri UEFA è reale, e la posta in gioco va ben oltre la disputa di qualche partita, toccando il ruolo dell’Italia nel panorama calcistico europeo.