Duro attacco della UEFA a Gianni Infantino dopo l’inchiesta del Times sul piano di vendita di quote del Mondiale. Nyon: “L’anima del calcio non è in vendita”.

Calcio d’inizio alla guerra politica: il piano Infantino accende lo scontro
Un terremoto politico-sportivo scuote le fondamenta delle istituzioni calcistiche internazionali. La miccia è stata accesa da un’incredibile inchiesta pubblicata dal quotidiano The Times, intitolata “Il piano di Gianni Infantino di vendere quote della Coppa del Mondo”.
Secondo quanto ricostruito dal giornale britannico, il presidente della FIFA avrebbe avviato interlocuzioni con l’amministrazione statunitense guidata da Donald Trump per cedere quote del torneo e trasformarsi nel commissario di una nuova entità societaria di gestione. Una manovra definita dagli addetti ai lavori e dagli osservatori critici come una vera e propria bomba nucleare, pronta a stravolgere la governance del pallone.
La reazione dei vertici europei non si è fatta attendere ed è arrivata con una violenza verbale e contabile senza precedenti. La UEFA ha infatti diramato una nota ufficiale dal tono perentorio, accusando apertamente il numero uno della FIFA di aver superato confini etici e istituzionali mai valicati prima nella storia dello sport.
La condanna della UEFA: “L’anima del gioco non si cede al miglior offerente”
Nel testo del comunicato, la federazione europea sottolinea come questa iniziativa oltrepassi qualunque limite consentito agli organi di governo sportivi. Nyon richiama all’ordine e all’allarme generale tutte le componenti del movimento. Dalle singole federazioni nazionali ai governi, passando per leghe, club, associazioni dei calciatori e tifosi. La posizione europea si fonda sul principio che le istituzioni abbiano il dovere morale di tutelare il patrimonio collettivo della disciplina, senza opacità o operazioni speculative d’oltreoceano.
Il messaggio di chiusura inviato a Gianni Infantino è di una chiarezza assoluta. La UEFA ribadisce che l’anima, la storia e la gestione del calcio globale non costituiscono merce di scambio sul mercato, men che meno in contesti privi di trasparenza sui beneficiari economici dell’operazione. Nessun dirigente, evidenzia la nota, può considerarsi proprietario del gioco o arrogarvisi il diritto di venderlo a terzi.