Ospite del Festival della Serie A di Parma, dove ha ricevuto il riconoscimento di Legendary Coach, Roberto Mancini ha ripercorso alcuni dei momenti più significativi della sua carriera, soffermandosi soprattutto sull’avventura alla guida della Nazionale italiana, sul ricordo dell’amico Gianluca Vialli e sulle esperienze vissute negli ultimi anni.
Le parole di Mancini
Parlando del trionfo all’Europeo conquistato nel 2021, l’ex commissario tecnico ha ribadito quanto quel successo rappresenti il punto più alto della sua carriera da allenatore. “Ogni vittoria è importante, ma quella dell’Europeo è qualcosa di straordinario. La metto sopra a tutte le altre”, ha dichiarato. Mancini ha poi ricordato l’incredibile serie di risultati ottenuti dagli Azzurri durante il suo ciclo: “Quattro anni senza mai perdere, un record mondiale: 30 vittorie e 7 pareggi. Anche meglio del Brasile di Pelé e dell’Argentina di Maradona, non l’ha fatto nessuno neanche all’estero”.
Secondo l’allenatore, uno degli aspetti che ha reso speciale quella squadra è stata la mentalità offensiva adottata fin dal primo giorno. “Partivamo sempre per attaccare e non per difendere. Non volevamo aspettare per poi cercare qualche contropiede. Sono stati bravi i ragazzi a crederci ogni giorno ed a farlo”.
Nel corso dell’incontro non è mancato un riferimento alla sua parentesi professionale in Arabia Saudita, un’esperienza che non ha soddisfatto pienamente le aspettative iniziali. “Negli ultimi anni, in Arabia, non ho trovato l’esperienza che mi immaginavo. Ora ho voltato pagina”, ha spiegato, senza aggiungere ulteriori dettagli sul suo futuro professionale.
Mancini ha poi espresso il proprio punto di vista sul calcio internazionale attuale, sottolineando come il successo sia spesso il risultato della qualità del gioco proposto. “Io penso che chi vince, quasi sempre è la squadra che gioca meglio”. Da qui l’elogio al Paris Saint-Germain e al suo allenatore: “Il Psg vincendo due Champions consecutive è stata la miglior squadra degli ultimi anni, Luis Enrique è un allenatore straordinario”.
Tra i passaggi più emozionanti dell’intervista, il ricordo di Gianluca Vialli, compagno di squadra, collaboratore in Nazionale e amico di una vita. “Ho perso un amico che lo è stato per tutta la vita, abbiamo passato insieme tutta la vita”, ha raccontato con commozione. “Eravamo come fratelli, è come aver perso un fratello”. Mancini ha ricordato anche il celebre abbraccio a Wembley dopo la vittoria dell’Europeo: “Con la Nazionale siamo tornati a Wembley in un momento meraviglioso. Tornarci 30 anni dopo averci perso una finale di Coppa Campioni con la Samp e riuscire a vincere un Europeo… Credo che in quell’abbraccio ci sia stato tutto”.
L’ex ct ha inoltre sottolineato il coraggio dimostrato da Vialli durante la malattia: “Negli ultimi 5 anni ci ha dimostrato una forza straordinaria, anche durante l’Europeo. Ci teneva a stare con la squadra durante le cure”. E parlando della Sampdoria, ha rivelato un desiderio che l’ex attaccante coltivava: “Sarebbe voluto diventare presidente della Sampdoria. Tornare lì? Ci sarebbe questa idea, non so se sarà possibile ma sì”.
Infine, un pensiero su Mario Balotelli, talento che Mancini ha allenato sia all’Inter sia in Nazionale. L’allenatore ha riconosciuto le grandi qualità del centravanti, evidenziando però le occasioni mancate nel corso della sua carriera: “Mario è stato un grande giocatore e ha fatto di tutto per autosabotarsi. Avrebbe potuto fare di più, ma qualcosa ha fatto. Ma è una persona per bene”.
Tra ricordi, riflessioni e bilanci personali, l’intervento di Mancini ha offerto uno sguardo approfondito su una delle figure più importanti del calcio italiano degli ultimi decenni, protagonista di una delle pagine più esaltanti della storia recente della Nazionale.