L’analisi di Alessandro Del Piero sul momento difficile del calcio italiano parte da una constatazione amara: la Nazionale non è più il punto di riferimento che era stata per decenni. L’ex capitano della Juventus osserva con preoccupazione il declino del movimento e invita a non cercare soluzioni semplicistiche o scorciatoie emotive.
Secondo l’ex numero 10 azzurro, il fallimento recente non può essere spiegato individuando un unico responsabile. Per questo insiste su un concetto chiave: “Non ci deve essere un capro espiatorio, né una persona che risolva tutto”. In altre parole, il problema è più profondo e riguarda l’intero sistema calcistico italiano, dalle istituzioni fino ai club.
Una crisi che parte da lontano
Del Piero ricorda che l’Italia è stata a lungo una potenza del calcio mondiale, ma oggi la distanza dagli altri Paesi è evidente. Le sensazioni dominanti, spiega, sono “tristezza, arrabbiatura, delusione e incredulità”, perché il movimento non riesce più a competere con le realtà che negli ultimi anni hanno investito in modo strutturale.
Francia e Germania, per esempio, hanno avviato percorsi di riforma importanti, mentre in Italia si continua spesso a intervenire solo sull’emergenza. Il risultato è un sistema che accumula ritardi su diversi fronti: settori giovanili, infrastrutture, identità dei club e sviluppo dei talenti.
Servono idee condivise, non soluzioni individuali
Per l’ex campione del mondo, la ricostruzione del calcio italiano può avvenire solo attraverso un lavoro collettivo. Le idee devono nascere dal confronto e da una visione condivisa tra dirigenti, allenatori e istituzioni.
La sfida principale è anche culturale: riconoscere che l’Italia non è più ai vertici e ripartire con umiltà. Come sottolinea Del Piero, è necessario accettare che “non siamo più i migliori, neanche i secondi o i terzi”, mettendo da parte l’orgoglio e analizzando con lucidità i limiti del sistema.
Oltre la logica dell’emergenza
Un altro punto centrale riguarda la mancanza di progettualità. Nel calcio moderno, spiega Del Piero, i risultati arrivano quando esiste un percorso chiaro e continuo nel tempo, come dimostrano alcune realtà europee.
Il problema, invece, è che spesso nel calcio italiano si agisce con logiche di breve periodo, con dirigenti e protagonisti più preoccupati della propria posizione che del futuro del movimento. Da qui il suo giudizio netto: “Serve qualcosa di più che pensare solo a salvarsi il culo.”
Ricostruire dalle fondamenta
La conclusione è un invito alla responsabilità collettiva. Il rilancio del calcio italiano non può passare da un cambio di allenatore o da un nuovo dirigente, ma da una rifondazione che coinvolga tutto il sistema: formazione dei giovani, investimenti, infrastrutture e cultura sportiva.
Solo così, secondo Del Piero, sarà possibile tornare competitivi e restituire alla Nazionale l’identità e il prestigio che l’hanno resa grande nella storia del calcio.